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Benvenuti sul Sito ufficiale di Umberto D’Auria , pianista e compositore, musicista eclettico che sin dai primi anni della sua infanzia sia è appassionato a questa grande arte  ” La musica”, grandissimo e raffinatissimo veicolo di comunicazione, mezzo dei più diversi sentimenti e dalle più astratte ideologie artistiche. Musicista dalle diverse sfaccettature che vanno dal mondo della musica classica   a quello dell’elettronica,  non per questo racchiude il suo pensiero unidirezionalmente ma volge lo sguardo artistico in tondo, dove tale arte non smette mai di pulsare in tutte le sue forme . Il concetto di musica ha scopi molto vari, che vanno dal completo isolamento da ciò che ci circonda, allo sfogo di alcune emozioni che essa ci provoca. Non ha uno scopo preciso; forse l’unico sempre presente è quello di fornire forti e continue emozioni. Quante volte ci è capitato di provare i brividi, o di rivivere certi momenti solo sentendo una canzone, o un pezzetto di essa, oppure solo un motivo? La musica ha lo strano potere di catturare gli attimi e farli rivivere ogni volta che si vuole. Questo avviene anche molte volte inconsciamente, poiché si vanno anche a richiamare eventi accaduti molto tempo fa, che al momento non abbiamo presenti, o che comunque non riaffiorerebbero nella nostra mente. La cultura musicale occidentale si è sviluppata e trasmessa attraverso la scrittura allontanandosi sempre più dalle forme spontanee della “musica quotidiana”, dalle sue tradizioni naturali come quelle che accompagnano il lavoro, le ricorrenze,le usanze e  gli svaghi della gente comune. La musica d’arte europea ha inglobato in sé gli idiomi popolari delle diverse comunità sublimandoli e inserendoli in un sistema complesso di tecniche, valori estetici, costumi sociali e dinamiche dal rilevante impatto economico. Il sapere musicale, accumulatosi nei secoli e istituzionalizzato in un sistema di istruzione sempre più specializzato e mirato, si è diffuso in tutti i continenti rendendo fruibile il suo splendido prodotto,  ma  bisogna anche dire che il processo di globalizzazione socio-economico  ha messo a repentaglio un enorme bagaglio di tradizioni storico-culturali, infatti solo grazie alla sensibilità e alla lungimiranza di antropologi ed etnologi, tale patrimonio è stato salvato.
La forza prorompente con la quale sta avanzando, negli ultimi decenni, la musica popolare c’è chi preferisce l’inglese “popular music”, per sottolineare la differenza con la “folk music” in tutte le sue espressioni e generi, potrebbe essere spiegata, tra l’altro, come una rivendicazione di un diritto all’espressione musicale spontanea, comprensibile e, volendo, eseguibile da tutti, ovunque, con o senza appellativi, con o senza istruzione.La Musica è della gente e rimane  della gente , infatti è stata proprio la spinta della musica a farsi veicolo delle tendenze rituali di ogni società, tanto che i miti ed i culti individuali e collettivi hanno bisogno della componente dionisiaca della musica, della sua risposta a e del suo stimolo di una fusione di corpo e anima, che trova espressione spontanea nel movimento, nel ritmo, nel canto e nel suono degli strumenti che accompagnano canto e danza. L’individuo, la comunità e la società che si evolve nell’interazione tra individuo e comunità, rispondono a questi stimoli con i mezzi che la musica del tempo e del luogo mette a loro disposizione. Non è un caso che in un’epoca di sconfinata e saturante “comunicazione” come la nostra, in un pianeta sempre più piccolo (perché sempre più globalizzato) troviamo nell’ambito della musica globale un po’ di tutto: dai ritmi autenticamente indigeni ai recuperi nostalgici di melodie dal sapore antico, dalle semplici canzoni d’amore alle sofisticate costruzioni elettroacustiche, dal rituale di un ballo iberico all’estasi di un concerto rock, dalla musica “etnica” suonata con alle batterie amplificate con potenti mezzi tecnologici; dalla musica “classica” resa jazz o rielaborata per tastiere midi a una “world music” che annega le proprie radici in un idioma uniforme e ibrido. Lo statuto stesso dell’ascolto si è modificato radicalmente all’interno di questa nuova cultura musicale, ed è emerso il fenomeno di un ascoltatore/arrangiatore che assembla e manipola musiche altrui rivendicando la competenza e il diritto di costruirne creativamente un proprio mélange personale da consumare o ascoltare a piacere, liberamente dalle norme estetiche formate nell’ambito della musica “seria”.
Uno dei compiti più importanti di chi insegna e studia la musica oggi, è quello di analizzare questa realtà alla luce dell’esperienze del passato e all’interno dei contesti culturali, sociali ed economici del presente. La prospettiva antropologica nella ricerca etnomusicolgica, i nuovi approcci alla cultura musicale in epoche remote (dall’antichità al Medioevo), la crescente diffusione di studi sulla musica “leggera” in quanto un fenomeno centrale anche dal punto di vista musicale (e non soltanto da quello sociologico), e l’apertura sempre maggiore degli studi musicologici ad un’impostazione interdisciplinare; tutto questo può favorire unicamente una visione più ampia e più realistica di una realtà musicale in continua e profonda trasformazione.

“La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza. Chi penetra il senso della Musica potrà liberarsi da tutte le miserie in cui si trascinano gli altri uomini.” – Ludwig van Beethoven